La viticoltura nel Piacenziano

La produzione di uva nella Val Chiavenna, tra i fossili dell’era Piacenziana, diventa da subito interesse dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, precisamente dell’istituto di Frutti-viticoltura della facoltà di Agraria, e dopo un’attenta analisi dei vigneti, avvenuta nel corso del 2007, Dall’anno successivo Alberto Vercesi, professore di Viticoltura III, ha annualmente illustrato i risultati della sua ricerca compiuta esclusivamente sui vigneti di Fabrizio Camorali, presidente dell’Associazione Vitivinicoltori Val Chiavenna. Lo studio, intitolato “Caratterizzazione della viticoltura del Piacenziano per una gestione sostenibile” si presenta come progetto sperimentale, col contributo della Provincia di Piacenza, e vede tra gli obiettivi la caratterizzazione dei principali vini doc del Piacenziano e il saggiare i diversi modi di gestione del suolo della Riserva geologica del Piacenziano. I vini presi in esame sono Solecurtus, Monterosso Val d’Arda doc Colli Piacentini fermo e secco, e Lunatia, Gutturnio doc Colli Piacentini fermo e secco, e principalmente ne è stato analizzato il profilo sensoriale, comparando le etichette con altri Monterosso Val d’Arda e Gutturnio della Val d’Arda e della Val Chero.

Il professor Vercesi ha sottolineato che i vini doc Monterosso Val d’Arda e Gutturnio, ottenuti con le varietà previste coltivate nei vigneti che insistono sui particolari terreni della Riserva geologica del Piacenziano, sono molto interessanti e peculiari dal punto di vista qualitativo. Fra questi spicca per singolarità soprattutto Solecurtus, più corposo degli altri Monterosso Val d’Arda: il suo profilo olfattivo si caratterizza per gli intensi e particolari sentori floreali e fruttati di agrumi e frutta tropicale, molto persistenti anche nel retrolfatto. Interessante anche Lunatia, di colore intenso e dal sentore fruttato, con notevole corposità e alta struttura acidica.

Per la gestione dei suoli dei vigneti, le diverse tecniche saggiate e che hanno previsto l’impiego dell’inerbimento naturale e della pacciamatura con paglia di frumento, presi singolarmente o combinati con paglia nel sottofila e inerbimento nell’interfila, hanno posto in rilievo prestazioni vegeto-produttive delle viti interessanti, soprattutto se raffrontate all’uso delle lavorazioni superficiali dei terreni. Nel terreno più fertile la pacciamatura totale con paglia ha dimostrato di stimolare le potenzialità produttive dei ceppi per una probabile maggior conservazione delle dotazioni idriche dei suoli, soprattutto rispetto all’inerbimento che ha invece moderatamente depresso la produzione del ceppo. Con l’inerbimento, la pacciamatura o la combinazione dei due, la prestazione qualitativa dei ceppi è risultata migliore rispetto all’esecuzione delle lavorazioni superficiali nella gestione del terreno vitato, sia per la maggior concentrazione zuccherina delle bacche che per le più equilibrate acidità organiche.